Con la Delibera n. 31812 del 27 gennaio 2026, l’AGCM ha aggiornato la disciplina del Rating di Legalità: non rileva più solo il possesso formale, ma la qualità dei presidi organizzativi. Il Rating evolve da indicatore reputazionale a leva competitiva.
Con la Delibera n. 31812 del 27 gennaio 2026, in vigore dal 16 marzo 2026, l’ l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha aggiornato la disciplina del Rating di Legalità, rafforzandone il ruolo nelle politiche di compliance e governance aziendale. Non rileva più soltanto il possesso formale del Rating, ma la qualità dei presidi organizzativi che l’impresa è in grado di dimostrare.
In un contesto in cui affidabilità e trasparenza incidono sempre più sulle scelte di mercato, il Rating evolve da indicatore reputazionale a vero e proprio fattore competitivo, capace di incidere su accesso al credito, rapporti con la Pubblica Amministrazione e relazioni commerciali.
I REQUISITI PREMIALI: IL CUORE DELLA RIFORMA
I requisiti minimi per ottenere la prima “stelletta” (★) — sede operativa in Italia, fatturato minimo di 2 milioni di euro nell’ultimo esercizio, iscrizione al Registro delle Imprese da almeno due anni — rimangono invariati, a garanzia della continuità dello strumento.
Oltre a questi requisiti di base, il processo di valutazione si basa inoltre sulla verifica dell’assenza di una serie di “motivi ostativi” di natura penale, fiscale, amministrativa e concorrenziale che impediscono l’ottenimento e il mantenimento del rating.
La vera novità riguarda, però, il percorso di crescita del Rating, fondato sui requisiti premiali che consentono di passare dalla prima stella (★) ai livelli più elevati (★★ e ★★★).
Tra i principali requisiti premiali si segnalano:
- adozione di modelli organizzativi ex D.Lgs. 231/2001
- presenza di funzioni o sistemi strutturati di compliance
- adesione a protocolli di legalità
- tracciabilità dei pagamenti anche sotto soglia
- iscrizione nelle white list prefettizie
- strumenti di prevenzione della corruzione
- codici etici e sistemi di gestione delle controversie
- iniziative di responsabilità sociale d’impresa (RSI/ESG)
Questi elementi non incidono solo sul punteggio: rappresentano indicatori concreti della solidità organizzativa. È qui che si misura la maturità dell’impresa: nella capacità di integrare la compliance nei processi decisionali, strutturare i controlli e adottare un approccio preventivo alla gestione del rischio, anche in ottica ESG.
In questo senso, il Rating diventa la rappresentazione esterna di un assetto interno strutturato.
IMPLICAZIONI OPERATIVE
Un Rating più elevato produce effetti tangibili per l’impresa:
- Accesso al credito: migliori condizioni economiche e tempi di istruttoria più rapidi
- Procedure pubbliche: punteggi premiali e maggiore competitività nelle gare
- Relazioni commerciali: rafforzamento della reputazione e della fiducia di clienti, partner e investitori e di conseguenza del posizionamento competitivo e della credibilità aziendale.
Il Rating diventa così uno strumento di comunicazione qualificata dell’affidabilità aziendale.
PROCEDURA, DURATA E GESTIONE DEL RATING
La domanda di rating si presenta telematicamente all’AGCM e il Rating ha durata triennale, con possibilità di rinnovo. Durante la sua validità è possibile incrementarne il livello introducendo nuovi requisiti premiali.
Particolare attenzione va riservata agli obblighi di aggiornamento: ogni variazione rilevante deve essere comunicata entro 30 giorni. La mancata comunicazione può comportare:
- revoca del Rating e impossibilità di presentare una nuova domanda per 18 mesi
- riduzione del punteggio in caso di perdita dei requisiti premiali.
COMPLIANCE E RATING: UN MODELLO CIRCOLARE
Gli obblighi informativi e il rischio di riduzione del punteggio, in caso di perdita dei requisiti premiali, evidenziano come il Rating non sia stata pensato come una certificazione statica, ma un indicatore dinamico, che richiede coerenza e continuità nel tempo. Il nuovo impianto normativo evidenzia una connessione sempre più stretta tra Rating di Legalità e compliance aziendale, attraverso la creazione di un modello circolare “virtuoso”, in cui il valore del Rating dipende dalla reale capacità dell’impresa di presidiare i propri processi.
Per essere effettiva, la compliance richiede:
- aggiornamento costante dei modelli organizzativi in funzione delle evoluzioni normative e dell’attività aziendale
- monitoraggio periodico dei processi e dei controlli interni
- una formazione continua del personale, per garantire l’effettiva applicazione delle procedure
- tracciabilità e documentazione delle attività, a supporto della dimostrabilità dei requisiti
- verifiche interne (audit) per intercettare eventuali criticità
- allineamento tra policy formali e prassi operative, evitando scollamenti tra regole e comportamento concreto
In assenza di tali attività, anche i presidi formalmente adottati rischiano di perdere efficacia — con impatti non solo sul Rating, ma sull’intero sistema di gestione del rischio.
CONCLUSIONI
Il nuovo Rating di Legalità si configura come uno strumento evoluto di qualificazione dell’impresa. Non rappresenta più un mero adempimento, ma una leva strategica capace di incidere su competitività, accesso al credito e posizionamento sul mercato.
Un approccio strutturato al Rating richiede un’analisi attenta dell’organizzazione aziendale, dei sistemi di controllo e una gestione continuativa nel tempo.Riferimento normativo: AGCM, Delibera n. 31812 del 27 gennaio 2026 — in vigore dal 16 marzo 2026
Riferimento normativo: AGCM, Delibera n. 31812 del 27 gennaio 2026 — in vigore dal 16 marzo 2026.
